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Da caotico a organizzato

pubblicato il 05/10/17

Antonella Ferrari

Il termine Caos è una parola greca che vuol dire 'vuoto'. La sua forma più antica era 'cavos”, quando i greci ancora pronunciavano la lettera 'v', poi abolita nella loro lingua anche come segno grafico. Così l'antica voce 'cavos' divenne 'caos'. La radice originaria è quindi 'cav', che si ritrova anche in latino con 'cavus', che vuol dire appunto “vuoto”, “qualcosa che ha il vuoto dentro”.

Si potrebbe dedurre che il caos genera dal vuoto che si viene a creare dentro noi quando non siamo più così vicini a noi stessi. Dalla “periferia” del sé, lontano dal cuore e in una coscienza che degenera sempre di più, ciò che impera, oggi come mai prima, è il vuoto e quindi il caos.

Nelle mitologie antiche il Caos è quasi sempre contrapposto al Cosmo e rappresenta lo stato primordiale di vuoto, buio, anteriore alla creazione. Per Platone il Caos è il luogo primigenio della materia informe e grezza a cui attinge il Demiurgo per la formazione del mondo ordinato, il Cosmo. Ma oggi capiamo che il caos di questo tempo precede la creazione di un nuova dimensione o mondo, nella cultura indù chiamata Satyug o età dell’oro. Equivale un po’ alla tempesta alla quale seguirà la quiete. Cosi il caos antecede l’armonia (ar – monia - stabilità di pensiero) ma non perché il caos sia l’inizio, bensì è la fine di un lungo percorso di discesa e di usura chiamato entropia. In una pila, si inizia con gli elementi interni che sono allineati e carichi e poi si scaricano con il suo utilizzo, cosi anche l’anima e di conseguenza la materia intorno a noi.

Esistono vari livelli di caos. Il primo, e dal massimo impatto è il caos mentale, generato dai troppi pensieri, troppa confusione in testa, nella mente. Organizzare i pensieri implica prima averne cambiato la qualità, da negativi a positivi, da tanti a pochi e buoni.

Il caos emotivo è generato da sentimenti contrastanti, non sempre positivi e non concordati dalla nostra coscienza che non ammette odio, rancori e stati d’animo negativi pur essendo queste le emozioni che emergono. Il contrasto tra l’amore che uno vorrebbe provare e quello che invece prova, odio ecc.., in questa dicotomia si crea caos emotivo, ovvero sofferenza.

Il caos nelle relazioni è generato da malintesi, dall’ego e dalla disonestà.
Oggi impera perché questi stati sono molto presenti. Tante aspettative, tante pretese e poca voglia di mettersi in gioco. Quando la colpa è sempre degli altri e c’è poca onestà con se stessi, i malintesi sono il loro prodotto.

Quando il corpo non è in armonia ma nel caos, questo si chiama malattia. Ammalarsi è spesso dovuto alla poca attenzione al cibo, al movimento, al sonno e alla qualità dei pensieri. Tutto ciò ha impatto sulla nostra salute.

Il caos nelle circostanze ed eventi è dovuto alla semplice disorganizzazione che lascia al caso il susseguirsi di eventi. Sarebbe funzionale se noi fossimo funzionali…. In termini più ampi, calamità e guerre sono grandi caos negli elementi e nelle menti.
Infatti quest’ultimo è il più connesso con il tema dell’organizzazione. Come qualcuno ha commentato, il caos è una dimensione diversamente ordinata.

Ma cosa vuol dire essere più organizzati? Avere meno roba in casa? Avere più tempo a disposizione? Una suddivisione più equa dei compiti e delle responsabilità? Tutto questo e altro?

In occidente il concetto di organizzazione è molto importante. In altri luoghi un pò meno, ovvero è vissuto diversamente. L’India è un esempio in questo. Se guardiamo una foto di Delhi o di una grande città, vedremo l’incredibile “caos” delle strade dove biciclette, mucche, auto, bus, riksho e pedoni sembrano trovare il loro modo di esistere e convivere insieme.

Ma in realtà ha la sua dinamica che concilia tanta popolazione e la sua diversità di tante lingue e ceti sociali. Gli indiani sono realmente un esempio di tolleranza e pazienza che ci fa vedere quel “caos” non definendolo tale. Pensare “caos” spesso equivale a pensare “controllo” “rettifica”, invece se penso che hanno una modalità diversa di rispondere alla realtà che li caratterizza, allora penserò allo “stile di vita” che li fa convivere con tranquillità. Nella mia esperienza personale, ho provato sempre molta tranquillità nelle strade dell’India. Chissà perché nonostante il caos lo stato d’animo è sereno!

Se guardiamo una tavola organizzata occidentale uno deve mangiare in un certo ordine e non può invertirlo, né andare avanti agli altri se salta un corso. Invece in India (giusto per continuare con questo esempio..) il piatto contiene tutto insieme e ognuno può iniziare da dove vuole e abbinare come vuole i vari cibi. È un approccio molto diverso che corrisponde a quello che in hindi si dice Uddhar, cioè liberarsi dei confini per essere illuminati. Nella natura non ci sono confini ma è cosi ben organizzata per essere vitale, come il nostro stesso corpo.

Questo non per dire che la situazione in India sia ok, ma non lo è neppure quella occidentale del troppo controllo.

Il caos può divenire, nella nostra percezione, motivo di apertura per essere in grado di accogliere la diversità con profonda tolleranza e consapevolezza che questo tempo ci chiede. Essere buoni organizzatori e anche umani e tornare alla forza interiore che ci riporta alle nostra qualità originali.

Quante volte forse abbiamo detto - Vorrei essere più organizzata! Oppure da dove si incomincia, non riesco a concentrami! Dove ho messo le chiavi di casa?

Ecco alcuni espedienti….

Non lasciare mai niente dietro di te – dopo aver mangiato togli il tuo piatto e lavalo, evita di seminare briciole… fai in modo che chi si siede dopo non debba pulire lo sporco che tu hai lasciato. Evita di creare ulteriore karma. Pulisci il lavandino quando dopo il suo utilizzo cosicché altri non abbiano pensieri sprecati.
Quando passi in una stanza metti a posto una cosa… solo una – questo farà la differenza.
Quando ti spogli metti a posto gli abiti, o nel cesto dello sporco.
Decidi che ogni due o tre mesi dedicherai un weekend a riordinare la casa, il garage e/o l’ufficio.
Pulisci la posta e il desktop – il computer sarà felice.. e non serve conservare così tanti messaggi!
Fai in modo che quando entra una cosa nuova ne escano due vecchie. Per ogni cosa nuova che immetti nella tua vita, elimina o regala due cose. Se compri una maglietta nuova potresti regalarne due di quelle che non porti più da tempo. Cosi ci sarà più attenzione a quello che uno compra e lentamente ci sarà più ordine nelle tue cose.

Al di là dell’attenzione a questi aspetti pratici, a monte, per rendere il tutto molto naturale, il silenzio e la meditazione sono metodi fantastici. Sono ciò che può aiutare a gestire ogni forma di caos e tornare ad una naturale organizzazione interiore.

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