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Hai scelto il tuo destino?

pubblicato il 15/07/17

In relazione al nostro destino, tendiamo a fare almeno tre errori.
Spesso, per moltissime persone il destino è una nozione misteriosa e spesso mistica in grado di richiedere molto tempo per pensarci. Alcuni consultano astrologi e veggenti per ricevere indicazioni sul loro destino imminente, altri guardano in sfere di cristallo o si fanno fare le carte con le immagini più bizzarre sperando di avere un’idea riguardo agli avvenimenti futuri.
Alcuni prendono in esame le linee della mano mentre altri leggono la fortuna futura attraverso le foglie di tè nel fondo della tazza. Questa attrazione per il destino rafforza solamente l’illusione che il nostro destino stia nelle mani di altri e si configuri grazie ad eventi casuali o a forze imprevedibili. Questo è il primo errore.

Il secondo è quello di pensare che il nostro destino sia una ‘condizione esterna’ definita da un luogo, una posizione e/o ciò che si possiede. “Dove sarò? Che cosa avrò? Sarò famoso?, sono tutte domande che passano svolazzando nella mente di tanti figli del destino! Ma si tratta solo di speculazioni a livello materiale e il proprio destino si trova ad una profondità maggiore.

Il terzo errore è la proiezione del nostro destino verso un momento futuro in cui letteralmente arriveremo, in un giorno fatale, alla ‘destinazione’ della nostra vita. E’ come se definissimo il nostro destino come un momento temporale e solo quel momento. Dimentichiamo che il tempo non è mai fermo, nulla nella vita è fisso e che la fluidità non è qualcosa che si beve!
Questi tre errori di comprensione servono solo a farci sentire vittime delle circostanze, dipendenti dagli altri e resi schiavi da ciò che desideriamo acquisire. Ci assicurano di farci rimanere assenti dalla vita ‘adesso’ poiché la nostra immaginazione preferisce mantenersi impegnata a pensare a qualche futuro lontano.

Correggere questi errori è semplice in teoria, ma richiede l’eliminazione di abitudini mentali acquisite durante una vita intera. Il nostro destino non è una condizione esterna ma uno stato d’essere interiore. Indubbiamente quello esterno rifletterà quello interiore, ma il nostro stato interiore è una responsabilità tutta personale.

E’ tutto nelle nostre mani, metaforicamente parlando. Nessuno e niente altro può scegliere per noi, nessun altro pensa o sente per noi, persino in circostanze estreme. Ciò significa che i nostro destino non è una cosa al di là da venire, non è un fato crudele deciso da eventi incontrollabili, ma è creato da noi in questo e in ogni momento…adesso! Come ti trovi adesso? Che cosa stai sentendo adesso? Che cosa stai pensando adesso? Che atteggiamento hai adesso? Come stai creando te stesso proprio adesso?
Il destino è adesso!
Una volta capito in questa luce, si comincerà a carpire il vero significato dell’aforisma citato spesso: ‘il viaggio è la destinazione’.

La vita è un viaggio ma quel viaggio si costituisce interiormente momento per momento, man mano che creiamo il nostro stato d’essere. Ma non si potrà essere creativi in maniera consapevole se stiamo sempre pensando e proiettando i nostri desideri ed immaginazioni verso possibili futuri. E’ questo forse il più grande errore delle filosofie che sostengono: ‘se sai che cosa vuoi, devi vederti che la possiedi già e poi volerla fortemente’. Tutto questo serve solo a formare un’abitudine mentale a desiderare prati più verdi oltre la collina, e ancora oltre e oltre ancora ecc. Il fatto di desiderare qualcosa di migliore serve solo a creare scontentezza riguardo a ciò che sta accadendo adesso. Poi questa diventa un’abitudine tale che anche se riusciamo ad avere quello che pensiamo di volere, la scontentezza non tarda a fare la sua comparsa. Si stabilisce così una specie di circolo vizioso nella nostra coscienza nel quale rimaniamo inconsciamente intrappolati.

Perché vuoi ciò che vuoi?
Perché cerchi di conoscere il tuo futuro nel palmo della mano, nei fondi di caffè o attraverso un giro di carte? Solo perché vuoi ‘avere’ ciò che credi possa renderti felice, essere là ‘dove’ potresti essere felice, essere in una ‘posizione’ che sembra possa dardi felicità. Ma la felicità non la si può perseguire, possedere o acquisire. Il piacere si, la felicità no. La felicità più profonda è uno stato di appagamento dal quale nasce una gioia quieta in risposta alla percezione auto-creata della bellezza della vita in sé. Ciò può essere solo creato, percepito ed espresso dall’intimo del nostro cuore. Quando questa c’è, allora l’ultima domanda che pasa per la testa è “Quale sarà il mio destino?

Il dono della vita è quello di saper creare il proprio ‘viaggio’. Il nostro non è solo e sempre un viaggio creativo, ma ogni momento è anche un arrivo. Solo quando si accetta pienamente e si comprende questo dono, che significa comprendere se stessi, lo usiamo in maniera giusta e creiamo e diamo forma al nostro destino in quanto stato d’essere in questo e in tutti gli altri momenti.

Uno dei paradossi più grandi accade quando siamo veramente presenti nel momento presente, accettando tutto ciò che ci sta intorno e creando lo stato d’essere appropriato. E’ in momenti come questo che intuitivamente si arriva a capire e a sapere che cosa c’è oltre. Non si tratta quindi di un desiderio né di una meta, ma semplicemente di uno stato di ‘conoscenza’ di ciò che inevitabilmente è dispiegato dentro e intorno a noi.

Nel momento in cui si sceglie di accettare tutti e tutto così com’è e di essere contenti di come le cose stanno in questo momento, dentro e fuori, solo allora il viaggio potrà cominciare veramente. Ma non diciamolo ai perfezionisti o a chiunque sia ossessionato dai continui miglioramenti e neanche a quelli che stanno cercando di cambiare il mondo. Con ogni probabilità verremo guardati di traverso.

Questo non vuol dire starsene seduti senza ‘fare’ niente. Si tratta solo di ricordarsi che se si crea lo stato di coscienza, talvolta chiamato ‘consapevolezza del momento presente’, si presenteranno naturalmente le persone e le circostanze che ci daranno l’opportunità di esprimerci nei modi più elevati e migliori possibili. In questo modo stiamo creando il nostro destino unico, il quale non è più una ‘speculazione’, ma un contributo invisibile e impagabile al destino degli altri.
Al di sotto della superficie del desiderio di qualcuno di un grande futuro, anche in forma di un destino nobile, si troverà spesso qualcuno che cerca di crearsi un passato illustre. Mentre la vita, che è sempre un fatto del presente, gli sta passando sotto gli occhi.

Domanda: Quanto tempo mentale trascorri speculando e/o sperando in un futuro migliore?

Riflessione: Che differenza c’è tra fato e destino?

Azione: Pratica coscientemente la presenza nel momento presente, accettando situazioni e persone così come sono, nel presente…adesso…oggi.

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