pubblicato il 16/09/13



Quello del distacco è un tema di difficile comprensione
in quanto  spesso il distacco viene confuso con l’indifferenza,  tende ad essere interpretato come incuria, disinteresse o freddezza.

C’è una storia vera che vorrei raccontarvi a questo proposito.

In una città del nord Italia, in una strada poco sicura per l’attraversamento pedonale un giorno un bambino fu travolto da un auto, delle tre persone che assistettero all’incidente la prima scappo via in preda al panico, la seconda svenne e la terza invece chiamò i soccorsi e diede il primo aiuto e miracolosamente il bambino riuscì a salvarsi.

Probabilmente quello che è successo alle persone che non sono riuscite ad intervenire è stata la forte identificazione, per esempio, nel genitore del bambino, e tale coinvolgimento non ha permesso loro di portare aiuto. La terza persona invece, con il suo distacco, è riuscita a portare aiuto. Lo stesso vale per i professionisti che sono a contatto con situazioni dolorose, non è che il chirurgo è indifferente alla sofferenza del paziente ma non è coinvolto e questo rende possibile l’azione che porta ad eliminare la sofferenza. Il distacco è comunque difficile da attuare con un familiare e questo è il motivo per cui ai chirurghi viene proibito di operare un parente; potrebbero emergere in lui emozioni come la paura che impedirebbero il successo nell’intervento.

Se comunemente c’è molta confusione sul concetto di distacco, a livello spirituale rappresenta un raggiungimento importante ed è una virtù molto apprezzata soprattutto in India dove molti uomini lasciano le loro famiglie per diventare rinuncianti e vivere nel distacco dai legami delle relazioni, del denaro e dei desideri mondani.
Il distacco gli dona saggezza e le persone si rivolgono spesso a loro per ricevere insegnamenti e consigli.

Un giorno un rinunciante molto famoso che viveva in una grotta in una foresta  del nord dell’India, perse la sua dimora a causa di una forte pioggia torrenziale. L’acqua aveva allagato la grotta e portato via il suo japamala, il rosario usato per le preghiere. Il rinunciante trovò un rifugio sicuro per la notte e si apprestò a recitare le preghiere della sera quando si accorse che il suo pensiero andava al japamala e alla vecchia grotta, provò a recitare il mantra a voce alta ma il pensiero andava al passato, a prima dell’alluvione. Allora il rinunciante comprese che il suo era un falso distacco e tornò alla sua casa al villaggio per raggiungere il vero distacco.

Quando nel Raja Yoga si insegna il distacco, l’immagine usata per spiegare il concetto non è il pellegrino che sale in solitudine sulla montagna, bensì il fiore di loto. La sua caratteristica è che le radici affondano nel fango, non può crescere senza il fango ma nonostante ciò i suoi petali restano incontaminati. Questa è la rappresentazione del vero distacco!

Qual è il primo passo per conseguire il vero distacco?

Il distacco presuppone un “non attaccamento”,  quindi uno spazio, una certa distanza per esempio tra una persona e una situazione difficile, come in un  museo d’arte quando si guarda un quadro, le persone non stanno con il naso attaccato alla tela ma lo osservano ad un certa distanza per averne una visione ampia, lo stesso vale per il distacco spirituale. Quindi il primo elemento importante è quello di creare una certa distanza tra noi e le eventi che potrebbero essere dolorosi,  significa “non toccarli”, allontanarsi immediatamente  per poterli osservare completamente. 

Come capire che c’è attaccamento? Quando distaccarsi?

Ogni volta che sperimentiamo attaccamento suona un campanello d’allarme che ci segnala che ci stiamo coinvolgendo con emozioni di PAURA, TRISTEZZA, RABBIA.
Queste tre emozioni sono le cartine tornasole dell’attaccamento. Si perché molto spesso non si è consapevoli dei propri attaccamenti, ma si avverte un disagio, c’è sofferenza, rabbia e si dà la colpa agli altri.
Occorre quindi fare molta attenzione quando compaiono queste emozioni, che non fanno parte della natura dell’uomo  ma ci permettono di intervenire e agire per eliminarle e trasformarle.
Distacco significa stare accanto alle situazioni avverse osservandole con sincerità e vedere come lentamente si dissolvono.

ESERCIZIO

Osserva te stesso mentre sperimenti un’emozione e ti senti coinvolto in una situazione dolorosa.
Semplicemente osservati senza giudicare, senza fare considerazioni.
Osserva il tuo volto.
Osserva i tuoi pensieri.

Ti accorgerai che lentamente le emozioni di rabbia, paura o tristezza si dissolveranno.

Tuttavia, tornando alla metafora di chi osserva una tela dipinta, occorre considerare il fatto che non tutte i dipinti sono figurativi e comprensibili, ci sono quadri che anche se ci si allontana sono di difficile comprensione ad un pubblico non esperto, lo stesso si applica alle situazioni di attaccamento che ci si appresta ad osservare, molte situazioni sono così complesse!
L’osservatore osserva se stesso mentre è coinvolto in una determinata situazione ma il distacco emotivo, in questi casi,  ha breve durata se non si hanno gli elementi di comprensione che può avere un critico esperto nell’osservare un quadro di arte contemporanea. Quindi è necessario conoscere qualche ulteriore tecnica di osservazione.

1) Osservare la tipologie di attaccamento.

Gli attaccamenti che un essere umano può creare sono  molteplici. Spesso è solo attraverso la privazione come nel caso del rinunciante che pensava al japamala, l’unico oggetto che possedeva  perso nell’alluvione, che possiamo portare alla consapevolezza i nostri legami e le nostre dipendenze.
Nello studio del Raja Yoga gli attaccamenti si suddividono principalmente in quattro tipologie:
1) attaccamento al corpo
2) attaccamento alle persone
3) attaccamento ai possedimenti
4) attaccamento a idee, credo, convinzioni, ragionamenti.

Altri attaccamenti importanti come quello verso il cibo, il lavoro, la televisione, ecc…  costituiscono delle sotto-categorie rispetto alle 4 principali.

Per diventare esperti nell’arte del distacco è necessario osservare la categoria dell’attaccamento che ci sta causando un’emozione di rabbia, tristezza  o paura. L’attaccamento è un’esperienza dolorosa perché toglie la cosa più preziosa per un individuo: la libertà.

Chi soffre per esempio di attaccamento verso una persona, non è in grado di vivere serenamente un rapporto, perché teme costantemente di essere lasciato.  Si tratta di uno degli attaccamenti più tenaci che generalmente crea molta sofferenza. L’attaccamento ad una persona può essere visto non solo nel senso di una forte attrazione, con il bisogno di esserle sempre vicino, ma anche con il senso di repulsione. Anche questo è attaccamento! Il pensiero è attratto in quella direzione , ci cattura e non ci lascia liberi di essere sereni. Chi è distaccato riesce a vedere in chi gli sta accanto il maestro migliore per crescere,  proprio come il fior di loto affonda le sue radici nel fango.

Sebbene l’attaccamento verso le persone sia uno dei più tenaci, quello verso il nostro corpo è il più radicato. La paura della morte per esempio, affligge milioni di persone nel mondo, pur essendo l’evento più inevitabile nella vita di una persona. Per non parlare della paura di invecchiare e di non piacere che influenzano negativamente la qualità della vita.

Nell’attaccamento ai possedimenti vi è una forte dipendenza verso il denaro e le cose materiali. Sebbene ci siano grandi vantaggi nel possederli, non sono fonte di felicità e serenità.

Infine l’attaccamento ai propri credo porta a sentirsi a proprio agio solo con le persone che li condividono e le divergenze sono spesso fonte conflitti molto violenti nel mondo. Basta pensare ai credo religiosi.

Quando qualcuno soffre  di un male incurabile e dice di avere paura della morte, oppure quando una donna viene abbandonata dal marito e dice di essere terribilmente  triste pensandolo, quando qualcuno è arrabbiato per la perdita del lavoro che gli piaceva e non vede prospettive per il futuro, quando qualcuno è triste perché non viene apprezzato ma viene criticato e disapprovato continuamente dalle persone più care e vicine, in questi casi come è possibile suggerire di diventare osservatori distaccati degli eventi della propria vita?
Razionalmente diventa difficile pensare che tale sofferenza sia risolvibile,  ma spiritualmente invece lo è,  perché la visione del corpo, delle relazioni, dei possedimenti, dei credo è completamente differente.

2) Cambiare prospettiva e significato alle quattro tipologie di attaccamento per superarli.

a) Attaccamento al corpo.
Il concetto spirituale da studiare e sperimentare per essere distaccati dal corpo è che noi non siamo il nostro corpo: è uno strumento attraverso il quale io posso vivere in questo mondo fisico.  Come la materia in generale è sottoposta ad una continua trasformazione, anche la materia del corpo lo è. Io però sono energia sottile, eterna e immortale. Il corpo è come la casa e l’anima il suo occupante. Se vedo solamente il corpo, allora è come starsene fuori casa senza mai visitare la persona che vi abita.
Nel Raja Yoga questa si chiama coscienza d’anima. La coscienza d’anima cambia completamente la nostra visione e il senso della vita.

b)  Attaccamento alle persone

Il concetto e l’esperienza di coscienza d’anima trasforma anche la visione delle relazioni.
La confusione principale è che l’amore sia qualcosa che debba essere acquisita dall’esterno di se stessi e questa attitudine ci porta a cercare la completezza attraverso un'altra persona, può essere un compagno, un figlio, un amico, un genitore. Questo significa che ci sarà inevitabilmente dolore quando non sempre otteniamo dagli altri ciò che vogliamo. L’attaccamento viene confuso con l’amore e allora l’amore diventa paura di perdere e la paura non ha niente a che fare con l’amore. La vita non è fatta perché gli altri ci rendano felici ma perché noi troviamo la forza interiore e le risorse per essere felici e soddisfatti. Quando riscopriamo la nostra pace e il nostro potere interiore, ci liberiamo dal volere qualcosa dall’esterno, allora possiamo donare consapevolmente, senza legame, ma con una sana relazione d’amore.

c)  Attaccamento ai possedimenti
Di questo mondo materiale e terreno non c’è nulla che ci appartenga veramente, possiamo perdere ogni cosa che possediamo. I terremoti e la crisi finanziaria degli ultimi anni hanno portato molte perdite e tanta paura.  La visione del Raja Yoga ci porta a vivere in questo mondo come un fiduciario, un affidatario di ciò che costituisce la propria vita, finché non arriva il momento in cui qualcun altro ne usufruirà.

d)  Attaccamento alle proprie idee e credo
Moltissime tensioni, conflitti e dolore vengono sperimentati a causa dell’attaccamento ai propri credo, alle proprie idee ma soprattutto alle proprie ragioni. Non sapendo che spesso sono tutt’altro che propri, sono bensì stati acquisiti e incamerati nel subconscio in tenera età e forse sono appartenute ai genitori e prima ancora ai nonni….
Ci vuole molto coraggio per distaccarsi da questa identificazione dettata dalla propria educazione  ma è un percorso inevitabile se l’obiettivo è diventare liberi dall’approvazione, dalle attenzioni e dall’apprezzamento degli altri.
La visione spirituale ci toglie dalla prospettiva distorta che ci colloca al centro dell’universo,  e dal piedistallo che ci colloca al centro delle focalizzazioni degli altri.

E’ solo quando si lascia andare  ciò a cui si è attaccati che si crea lo spazio perché il nuovo si manifesti. Questo distacco dalle idee e ragioni libererà anche gli altri.

3) Dipingere un quadro migliore

Fintanto che l’abilità di essere distaccati non è diventata forte è possibile che vengano sperimentati sconvolgimenti e irritazioni, Questi però non devono avvilire, si devono apprezzare invece gli sforzi fatti sul percorso. Il distacco spirituale non è un raggiungimento facile e veloce.
I test della vita sono come i test a scuola, non ci si può preparare il giorno dell’esame, anche  per diventare distaccati bisogna prepararsi prima e fare molte prove, esercitarsi.
Se la tela della vita che osservate  non vi piace è sempre possibile ridipingerla, nascondendo i grigi della tristezza con i colori vivaci del cuore, ricordando che noi siamo l’artista del nostro destino con le nostre specialità e la nostra unicità.  Quando la tela della propria vita è disegnata, il più è fatto, quello che resta è di metterlo in pratica.

ESERCIZIO

Chiedete a voi stessi:  sono libero come un uccello che vola nel cielo o vivo come un uccello in gabbia?
Fate l’elenco di tutti gli attaccamenti  che avete, quelli più grossolani e quelli più sottili, almeno uno per le quattro categorie.
Dipingete mentalmente una tela in cui apparite senza i legami, come sono le immagini, come sono i sentimenti, come sono le situazioni?
Portate giornalmente alla vostra consapevolezza queste immagini in cui siete liberi dall’attaccamento.

Un’insegnante della Brahma Kumaris,  Didi Sudesh dice che quando si è distaccati si è maturi come un mango; quando il frutto è maturo si stacca naturalmente dal seme, mentre quando è ancora acerbo occorre il coltello!

Ancora una storia ….

Un saggio viveva in prossimità di un villaggio dell’India e stava per addormentarsi beatamente, quando all’improvviso arrivò un uomo agitatissimo che gli chiedeva una pietra. Allora il maestro  con calma chiese all’uomo che pietra volesse.
L’uomo ritrovando un po’ di calma interiore raccontò che un indovino gli aveva detto che un saggio che viveva poco fuori dal villaggio gli avrebbe dato una pietra preziosa che gli avrebbe permesso di colmare tutti i desideri e di essere felice.  Il saggio rovistò nella sua tasca lacera e gli porse ciò che credeva fosse un sasso mentre in realtà era un diamante unico e raro, l’uomo sbalordito prese la pietra preziosa e corse a casa sua, mentre il maestro finalmente poté riposare.
L’altro uno invece non riuscì a chiudere occhio.
Il mattino seguente era di nuovo al cospetto del saggio, cadde ai suoi piedi e gli chiese il vero tesoro, quello che l’avrebbe reso veramente felice e cioè  la conoscenza che gli aveva permesso  di dare via così agevolmente la pietra preziosa!

Come in questa storia il distacco è l’obiettivo inevitabile per chi vuole essere libero e immune dalle sofferenze di questi tempi. Coloro che sono osservatori distaccati delle relazioni e del loro corpo lo sono anche di questo mondo. Essi rimangono costantemente amorevoli e distaccati mentre sono in connessione con gli altri e di fronte ad ogni scena che gli si presenti restano immuni, non attratti e non influenzati. 

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Commenti

Icona utente Sabrina il 02/10/17
Mi trovo d accordo senza ombre di dubbio.. Ma mi chiedo:un compagno che se stai male da intossicazione da monossido tanto da rimanere immobile e senza più la parola ti alza da terra senza nemmeno portarti in ospedale mi chiedo qs che distacco e?
Icona utente Filirori@virgilio.it. il 29/02/16
Grazie grazie
Icona utente Filirori@virgilio.it. il 29/02/16
Grazie grazie
Icona utente silvia il 10/10/13
Cara Laura, ho pubblicato sul sito il tuo commento, i nostri tempi di risposta sono un po' lunghi perché la nostra responsabile sarà in India per un mese. Forse qualche lettore ti darà qualche buon consiglio anche se credo la tua sia materia di un esperto psicologo famigliare. Un caro saluto e tanti buoni auguri di cuore, Silvia
Icona utente LAURA il 09/10/13
SALVE, E'UN BELL'ARTICOLO E CI SONO ANCHE ALTRI ARTICOLI INTERESSANTI. VI SCRIVO PER SFOGARMI, HO DEI PROBLEMI SERI HO SOFFERTO MOLTO PER IL DISTACCO DI MIO PADRE (MORTO DA 8 ANNI FA') E HO PAURA ANCHE PER MIA MADRE SE DOVESSI PERDERLA NON VORREI CADERE IN DEPRESSIONE E HO GIA' DEI PROBLEMI(DA QUANDO ERO BAMBINA NELL'ETA' DI 3 ANNI HO SUBITO UN TRAUMA E CON LA MIA VOLONTA' NON HO VOLUTO SENTIRE NON MI RICORDO DI COSA ERA SUCCESSO ERO PICCOLA IN VERITA' NON è IL PROBLEMA FISICA O MALATTIA è UN TRAUMA PSICOLOGICO PER PAURA E SPAVENTO)HO LA SORDITA' ENTRAMBI ORECCHI E PORTO GLI APPARECCHI ACUSTICI. OGGI HO 49 ANNI E SONO SPOSATA DA 15 ANNI,HO UNA FIGLIA (è DEL 2000)SONO INFELICE NEL MATRIMONIO E DA 3 ANNI HO UN ATTACCO DI PANICO... UN SALUTO DI CUORE E SPERO DI AVERE BUONE NOTIZIE E DI COSA MI CONSIGLIATE?
Icona utente saloua il 30/09/13
buongiorno, Grazie per la scelta del'articolo "l'attaccamento" è molto attuale..diciamo che una lotta continua con me stessa.. riesco solo a immaginarmi distaccata ma poi con l'impulsività e l'emozione rimango fregata. ecco mi sorge spontaneo chiedere come fare a tenere un certo distacco all'interno di una coppia o in un rapporto sentimentale disdanza?.. e come gestire la passione e il desiderio di condividere idee e interesse con la persona amata.. si pò essere innamorati e distaccati nello stessto temop? come? è un argomento molto complesso e intrigante, sicuramente da approfondire.. Grazie con affetto.

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