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pubblicato il 21/04/13


Seminario intensivo con Silvia Bargellini e Marco De Biagi – Bologna 28 aprile 2013

Nessun altro simbolo potrebbe essere più adatto del drago per rappresentare la rabbia, ogni aspetto fisico ed ogni attività di questo essere leggendario ci aiuta a comprendere l’emozione più distruttiva che mai come in questa epoca si manifesta nelle persone.

Il drago è la creatura fantastica più raffigurata e più presente nei racconti di tutti i popoli del pianeta.
In occidente
è presente nell’immaginario collettivo come un essere violento, aggressivo, che incute paura, mentre  in oriente è una creatura che porta fortuna e simbolo di grande potere.  Probabilmente la grande differenza  sta nell’origine del nome: la parola drago deriva dal greco drakon che significa serpente, ed è forse per questo che  nella cultura cristiana e soprattutto nel medioevo, prevale il significato negativo.

Quali sono le similitudini tra le rappresentazioni del drago e le manifestazioni dell’emozione della rabbia?

I draghi occidentali generalmente hanno un corpo con tratti  serpentini, quattro zampe che assomigliano a quelle delle lucertole  e due ali da pipistrello con dimensioni  diverse che possono raggiungere i 30 metri di lunghezza e un’apertura alare di 50 metri, mentre i più piccoli possono essere di qualche centimetro. Anche nella manifestazione della rabbia c’è una taglia small  che corrisponde all’irritazione, mentre la taglia large si manifesta come ira.

La testa allungata che assomiglia a  quella del serpente è sormontata da più corna,  la coda è forte come una spada, sia le corna che la coda sono simboli di potere. La mascella è larga con potenti muscoli, i denti incisivi lunghi e i molari molto robusti sono simbolo di grande aggressività.

La pelle del drago è protetta da robuste scaglie di cheratina quella che si trova nelle nostre unghie e di nuovo abbiamo un simbolo di aggressività e tenacia.

L’emozione della rabbia difficilmente lascia un individuo che la possiede come la bava appiccicosa che il drago emette se è inferocito. Quando una testa del drago/rabbia viene tagliata subito ne rispuntano altre. Infatti anche la rabbia trova sempre nuovi pretesti e ambiti dove esprimersi. Il drago riesce a respirare perfino sott’acqua! Così anche la rabbia riesce ad esprimersi nei momenti più impensabili.

Nelle attività del drago possiamo notare come nessun simbolo sia più appropriato alla rabbia, abbiamo infatti i draghi sputafuoco, sputaghiaccio e che emettono acidi.

  1. 1.       Il drago della rabbia sputafuoco fa terra bruciata attorno a sé…

Immaginiamo un  capo in ufficio o in fabbrica che possiede dentro di sé il drago della rabbia e fa una sfuriata, cosa succede all’atmosfera?  Il capo ha una crisi d’ira e sparge il fuoco della rabbia  inondando tante persone di energia negativa e aggressività. Offende, e tale violenza verbale è una vibrazione che contagia e .. il deserto avanza.

Come  si sente il capo mentre sta bruciando di rabbia? Fisicamente chi si arrabbia ha la sensazione di star bene, di sentirsi forte per via della carica adrenalica che circola nel sangue. L’emozione della rabbia infatti innesca un meccanismo che coinvolge in particolare  le zone cerebrali e midollari, causa  l’aumento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria, provoca l’ irrigidimento della muscolatura, aumenta l’afflusso del sangue dalla periferia agli organi interni. Queste sono alcune delle normali reazioni fisiologiche ed autonome del corpo che in teoria dovrebbero preparare l'organismo alla fuga, alla lotta e a reagire, in realtà  la persona raramente dovrà effettivamente lottare o fuggire, ma il nostro organismo tutto questo non lo sa. Succede allora che la muscolatura rimane contratta a lungo e continuano a circolare nel sangue grandi dosi di sostanze come adrenalina, cortisolo e istamina che,  a lungo andare, danneggiano le difese immunitarie dell’organismo e il sistema cardiocircolatorio.

La rabbia è un’emozione tra le più violente che danneggia il corpo, gli altri e l’atmosfera.  

  1. 2.       Nei draghi sputaghiaccio invece, secondo le leggende, i residui alimentari del loro stomaco danno origine ad un gas simile all’azoto che viene compresso nei polmoni e che poi viene espulso dalle fauci a bassissima temperatura.

Questa modalità di drago è associato a chi essendo costantemente arrabbiato ha la necessità di esplodere frequentemente, per la sensazione di sentirsi meglio e forte, perciò coglie ogni minima occasione per arrabbiarsi.  Spesso sono circostanze inadeguate,  come chi in fila ad uno sportello dove c’è un po’ di fila improvvisamente sbotta con insulti ai dipendenti allo sportello. Attorno si crea il gelo, l’imbarazzo,  gli altri in attesa non condividono l’atteggiamento ma nessuno parla nè lo sostiene, ognuno si chiude in sé, c’è pena per chi ha espresso un’emozione fuori luogo, che ha ragioni sconosciute per gli altri.  Così la rabbia crea un’atmosfera di “gelo”.

  1. 3.       Infine alcuni draghi emettono acidi perché possiedono un organo particolare che produce un acido altamente corrosivo, che rilasciano con una potente espirazione.  Questa attività del drago  ricorda molto la rabbia repressa; lo stomaco di chi coltiva rabbia repressa può  rimanere contratto per un lungo periodo di tempo  continuando così  a produrre acido cloridrico come se fosse in fase di digestione. La grande quantità di acido presente a quel punto nello stomaco, eccessiva rispetto a quella necessaria per digerire i cibi, aggredisce e brucia i delicati tessuti dello stomaco e il risultato nel tempo è una gastrite o ulcera.

Che la rabbia sia espressa o repressa  provoca sempre grossi danni al corpo, alla persona e agli altri perché è una forma di violenza che non risolve situazioni difficili ma che le peggiora! Per fortuna la storia delle leggende ci insegna che quando c’è un drago ci sono  principesse prigioniere ma ci sono anche cavalieri che uccidono il drago liberando così le fanciulle.

Che cosa simboleggiano le principesse e i cavalieri delle leggende nella cultura occidentale?

La leggenda più antica e è più famosa è quella di San Giorgio, un cavaliere che dalla Palestina andò in una  terra che ora si chiama Libia dove la figlia del re stava per essere divorata da un drago e che il cavaliere salvò.

In occidente, il cavaliere che riusciva ad uccidere un drago otteneva i grandi tesori che custodiva. La principessa liberata o il tesoro recuperato rappresentano simbolicamente ciò che è più prezioso in un essere umano: l’anima.

Sono i cavalieri nelle leggende che salvano le principesse e mi piace pensare che sia il cavaliere che la principessa siano aspetti del nostro vero sé. La principessa rappresenta  il tesoro delle virtù, le specialità e le qualità interiori, mentre il cavaliere, colui che governa il cavallo ( il corpo) è quindi l’intelletto, quella facoltà dell’anima in grado di discernere, decidere e affrontare. L'archetipo del cavaliere, nell’immaginario collettivo, è legato alla difesa di alcuni valori basilari: la purezza, la lealtà, l’onore, l’impegno, la difesa del più debole e la fedeltà.

C’è un’antica storia scandinava che esprime ancora più profondamente questo concetto.

Un giorno uno schiavo vestito di stracci stava fuggendo dal suo padrone e mentre vagava sulla costa rocciosa vide un cumulo di grandi pietre che nascondeva una grotta, l’uomo penetrò all’interno e vide un immenso tesoro, mentre stava per avvicinarsi agli oggetti preziosi apparì un drago spaventoso. La paura fu tanta che lo schiavo in quel momento non pensò ad altro che tornare dal padrone dal quale era scappato e per farsi perdonare portò con sé un vaso d’oro.  Il drago inferocito però segui le orme dello schiavo che lo portarono direttamente al villaggio dove dopo una lunga lotta e grandi devastazioni  fu ucciso dal re del villaggio.

Trovo questa  storia  davvero interessante perché nella conoscenza del Rajayoga l’intelletto viene proprio rappresentato come un vaso d’oro. Il drago della rabbia rende schiavi ed  è un mostro devastante che non lascia facilmente i tesori che imprigiona, annientabile solo dal cavaliere coraggioso, simbolo di disciplina, controllo e forza interiore.
 

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