Recensione Articoli

La forza della Costanza

pubblicato il 11/03/18

di Antonella Ferrari

La costanza è una qualità poco in vista nel ventaglio delle virtù per due motivi:
1. non è facile mantenere il ritmo che rende un impegno costante,
2. non ha un immediato riscontro.

In questo mondo del “tutto subito”, dove anche pochi secondi di attesa ci fanno perdere la pazienza, la costanza è proprio antiquata, come una vecchia signora fuori moda.
In realtà, vediamo il potere di perseverare nel portare avanti un compito, sia esso pratico o un cambiamento del nostro carattere.

Oggi qualcuno mi diceva: “non mi danno retta quindi mollo e me ne vado!” - “Ma avete avuto solo due conversazioni “– ho risposto. Oggi questa capacità di continuare ad annaffiare dopo aver seminato è quasi in via di estinzione! L’arte di un buon contadino era la pazienza e la costanza, due sorelle affiatate e due virtù preziose.

Esiste qualcuno che conosce la costanza e non se ne vanta affatto. Colui (che io chiamo la Luce) che ci osserva e continua a chiamarci per nome, a sussurrarci cosa fare e cosa dire, cosa scegliere e cosa lasciar andare. Lui lo fa, con l’intensità di un amore senza tempo, e non si stanca mai! Come una madre a volte, non si stanca di ripetere le stesse cose, perché ama e l’amore motiva la ripetizione anche se l’altro non accoglie o sbuffa. In oriente, è molto comune un albero chiamato il bambù cinese che non cresce come gli altri. Nonostante uno annaffi il seme, le prime foglioline fanno capolino dalla terra dopo quattro anni e al quinto anno l’albero comincia a crescere cosi in fretta da raggiugere un’altezza di quasi 2 metri e mezzo in cinque settimane.

C’è una parte di noi, dentro di noi, il cui terreno emotivo è duro e il seme dell’amore e della gentilezza sembrano non attecchire. È solo questione di tempo e di… costanza.

C’è chi si scoraggia, chi sviluppa dei dubbi e chi biasima il mondo perché non risponde nei tempi dovuti! Chi non ha costanza torna con facilità al vecchio modo, alla vecchia strada, lasciando da parte il nuovo perché la paura prende il sopravvento.

Prendetevi del tempo per continuare ad annaffiare i vostri sogni, a coltivare quello in cui credete, a mettere un mattone di esperienza sopra l’altro. Può prendere settimane, mesi o anni, ma un giorno l’albero di bambù spunterà e sarete meravigliati di quello che raccoglierete. L’esperienza ripaga sempre.

Senza costanza il cambiamento è lasciato al fato: forse avverrà, forse no. Se invece sono costante so che il risultato è garantito perché sarà il frutto di tre ingredienti o valori che si uniscono insieme, come fiumi, allo stessa confluenza. In quel punto la forza è maestosa.

Il 1° ingrediente è la fiducia, quella di non mollare nonostante gli ostacoli. Anzi gli ostacoli sono quasi scontati in una realtà dove negatività e disfunzionalità sono all’ordine del giorno.

Il 2° ingrediente è la maturità. È un ritmo di procedere che non prevede sbalzi bruschi, ovvero una partenza veloce e poi un crollo. La maturità è un ritmo armonioso, infatti è bene non confondere la rigidità con la costanza.

La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: Nessuno può battermi in velocità - diceva - Sfido chiunque a correre come me. -La tartaruga, con la sua solita calma, disse: - Accetto la sfida.

Questa è buona! - esclamò la lepre e scoppiò a ridere. -Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. - Vuoi fare questa gara? Così fu stabilito un percorso e dato il via.

La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l'altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara.

Il 3° ingrediente è la focalizzazione sull’obiettivo e scopo.

Creare un sanskara (tratto caratteriale) implica averlo ripetuto tante volte fin quando non diventa un’abitudine. Per rettificarlo devo fare lo stesso, ripetere tante volte un atteggiamento contrario e opposto che cambia il mio atteggiamento. Ad esempio se voglio essere meno impulsiva, farò l’esercizio di fermarmi in tempo prima di parlare. Se lo faccio un paio di volte non ho risolto nulla ma se lo ripeto un multiplo di sette, magari 21 volte, allora comincio a creare una nuova abitudine che sormonta la vecchia.

Il corpo è un esempio di costanza. Oltre alla “C” del corpo, la costanza è connessa con altre “C”: concentrazione, calma e creatività.

Una semplice pratica per sviluppare costanza:
scegliere uno o due aspetti del proprio stile di vita che volete cambiare e fate un piano scritto. Che siano fattibili e alla vostra portata devolvendo almeno mezz’ora al giorno per il vostro benessere.
Esempio: maggiore allenamento fisico.. leggere qualcosa di spirituale, praticare la meditazione, ascoltare una conferenza online ecc… )

Per iscriversi alla Rajayoga Newsletter mensile e ricevere informazione su corsi di meditazione, eventi, ricette vegetariane e tanto altro, clicca qui:
http://www.rajayoganewsletter.com/newsletter.htm


Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)
*La tua email non sarà pubblicata
Autorizzo il trattamento dei miei dati secondo l'informativa privacy.
Codice di controllo

FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Iscriviti alla Newsletter

Inserisci la tua email:

Accetto le condizioni della privacy

Privacy Policy      Cookie Policy