pubblicato il 16/02/26

Antonella Ferrari

Ci sono azioni che, viste da fuori, sembrano identiche. Due persone donano la stessa somma, pronunciano le stesse parole, compiono lo stesso gesto. Eppure il loro karma non è lo stesso. Perché?

Perché il karma non nasce dall’azione: nasce dall’intenzione.
L’intenzione è l’azione prima dell’azione. È il seme invisibile che informa il gesto, lo orienta, lo qualifica. L’azione è il frutto e l’intenzione è la radice: il karma risponde alla radice, non alla foglia.

Infatti si può dare con molti intenti diversi:
per essere visti e ricevere onore,
per ottenere qualcosa in cambio,
per manipolare, per controllare, per usare l’altro,oppure per aiutare davvero e per rivelare la grandezza del Creatore, sapendo che si può essere una matita nelle Sue mani.

La storia dei tre scalpellini lo racconta bene. A chi chiedeva cosa stessero facendo, il primo rispondeva: “spacco pietre e con fatica!!”. Il secondo: “è un lavoro faticoso ma almeno mantengo la mia famiglia”. Il terzo: “stiamo costruendo una cattedrale!” L’azione era la stessa, ma l’intenzione, completamente diversa. E con essa, il valore karmico.
Nelle travi delle antiche cattedrali gotiche ci sono piccoli uccellini intarsiati, nascosti in alto, dove nessuno li vede. “Solo Dio li vedrà”, dicevano gli artigiani. Questa è un’intenzione pura: fare il bene anche quando nessuno applaude.

Talvolta un’azione è formalmente corretta ma nasce dall’intento di ferire. Altre volte l’intenzione è buona ma mal espressa. Solo chi agisce conosce davvero il proprio intento. Eppure non è l’unico conoscitore. Ci sono tre testimoni silenziosi: il sé, Dio e il Karma. Il sé sa perché lo fa, Dio vede e il karma registra.

Ma qual è l’intenzione più alta? 
Quella di generare benessere per sé e per gli altri.

Qual è la virtù più necessaria per purificare le intenzioni? 
L’onestà. Onestà con se stessi prima ancora che con il mondo.

Qual è la pratica che le sostiene? 
Coltivare sentimenti puri perché l’intenzione nasce nel terreno dei sentimenti.

Come riconoscere un’intenzione corretta da una corrotta? 
C’è un segnale chiaro: La frustrazione smaschera il movente. Infatti esistono diversi livelli di coscienza, e ogni livello produce un tipo di intenzione. La coscienza più bassa è quella che non ascolta più la propria voce interiore. È guidata dai vizi, dall’ego, dalla ricerca di piaceri immediati. Qui l’intento è soddisfare sé stessi.

La coscienza dell’opportunista: l’intento è prendere. Sarà spesso deluso e quando non riceve ciò che vuole esprime rabbia, prepotenza e frustrazione, e allora significa che sotto c’era un’intenzione nascosta. Se l’intento fosse di dare, la rabbia perderebbe terreno. In tale disfunzionalità relazionale, il debito karmico aumenta.

La coscienza dell’esploratore: l’intento è scoprire nuovi modi sapendo che per ogni domanda esistono almeno tre risposte: quella impulsiva e reattiva, quella controllata e quella ideale che fa crescere il sé e serve l’altro.
La prima non richiede energia ma crea nuovi legami karmici.
La seconda richiede autocontrollo e chiude vecchi conti usando la pazienza e la tolleranza necessarie.
La terza richiede potere: quello che trasforma il passato, purifica l’attitudine e crea buon karma.

La coscienza dell’apprendista: 
l’intento è imparare. Lo studio qui ha tre fasi: ascoltare o leggere contenuti elevati; scegliere punti rilevanti e riflettere profondamente; sperimentarli nel laboratorio delle relazioni. Così davanti alle sfide il buon studente della vita si chiede: “Quale virtù devo usare ora?”

La coscienza dell’imprenditore spirituale: l’intento è accumulare tesori interiori. Ogni situazione diventa un investimento nella banca invisibile del karma. La perdita è nel reagire, il guadagno nell’agire. Creare buon karma è investire in ciò che un giorno ritornerà.

La coscienza del donatore: l’intento è dare beneficio. Servono coraggio, fede, generosità e compassione. Il coraggio di non temere la perdita perché non c’è e non ci sarà dove a guidare è la fede nella legge del karma e nella generosità che non calcola ma onora la propria natura originale di donatori.

La coscienza dell’ospite: l’intento è trascendere e vivere con un sano distacco, trasformando il senso di “mio” che genera attaccamento, in un senso di responsabilità. Siamo di passaggio in questa dimensione terrena: questo cambia il modo di agire e il rapporto con ciò che abbiamo in affidamento per il breve tempo della vita.

Infine la coscienza angelica: l’intento è essere e guidare le proprie scelte con consapevolezza e visione ampia. Ogni pensiero crea, e in tale coscienza l’utilizzo della mente è fatto di pensieri che elevano. Non impone ma ispira. Non pretende ma serve.

Come si passa da una coscienza all’altra? Attraverso alcuni cambiamenti interiori.
1. riconoscere che non sono limitata al corpo e dedicare tempo al mondo interiore.
2. Nutrirsi di una conoscenza che genera maggiore chiarezza e discernimento.
3. Sviluppare determinazione e coraggio per non temere il cambiamento ma coltivarlo.
4. Riscoprire la proprie risorse interiori e riattivarle.
5. Dare spazio alla relazione con il Divino.

Il karma non è un giudice severo: è uno specchio impeccabile che riflette il potere delle nostre intenzioni. Se vogliamo cambiare il destino, dobbiamo iniziare da lì, dal punto invisibile dove nasce ogni azione.
Le intenzioni pure non fanno rumore, ma costruiscono cattedrali invisibili nel tempo. E quelle, prima o poi, diventano il nostro destino.

Breve riflessione per facilitare la propria crescita.
Quale intenzione voglio coltivare oggi?
Sto agendo per paura o per amore? Per bisogno o per abbondanza? Per essere visto o per servire?


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