"Creiamo problemi immaginari per noi stessi quando iniziamo a pensare di essere buoni o cattivi."
— Denise Lawrence
Gran parte del condizionamento ricevuto durante l’infanzia mi ha portato a definirmi secondo la dicotomia del bene e del male. Vivo oscillando come un pendolo tra quei momenti in cui agisco "bene" — e quindi mi considero una "brava" persona — e quelli in cui, per aver fatto qualcosa di considerato sbagliato, mi etichetto come "cattiva".
Ma ciò che è considerato giusto o sbagliato non è assoluto: dipende dall’ambiente sociale, dalla cultura, dalla religione. E cambia nel tempo, così come cambiano le norme della società (le buone maniere di oggi, ad esempio, sono molto diverse da quelle dei nostri antenati).
Eppure continuo a vivere imprigionata in questo codice binario: buono o cattivo, giusto o sbagliato.
E se invece potessi liberarmi da questa logica?
Se potessi vedermi — sempre — come un’anima bella, degna d’amore, intrinsecamente buona?
E se riuscissi a riconoscere che alcuni miei comportamenti possono aver fatto star male me o gli altri, ma che questo non significa che io sia mai stata "cattiva"?
Oggi scelgo di considerarmi per ciò che sono veramente:
un’anima luminosa che sta imparando, passo dopo passo, ad agire in armonia con questa verità originaria ed eterna.
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