Recensione Articoli

Non giudicare, elevati

pubblicato il 02/10/25


Antonella Ferrari

Giudicare troppo in fretta è come scattare una foto mentre l’acqua è ancora torbida: non vedremo mai cosa c’è sul fondo. 

Quando etichettiamo subito un evento come “buono” o “cattivo”, ci illudiamo di sapere tutta la storia… ma stiamo guardando solo una singola scena, non l’intero film. Così nascono i pregiudizi, gli abbagli, le accuse ingiuste e nel frattempo, la verità silenziosa ci passa accanto senza essere vista.

Non giudicare è una scelta di economia e rispetto
Giudicare consuma e sperpera energia, Il tempo e la forza che spendiamo a criticare sono tempo e forza sottratti alla nostra evoluzione. Invece, osservare con benevolenza nutre, ma per questo servono concentrazione e coraggio per restare centrati su quello che vale la pena di considerare.
Non giudicare è lungimiranza.
Non significa essere ingenui, ma avere la fermezza di guardare oltre l’apparenza e di sospendere il commento per ascoltare più a fondo. Chi non giudica sa che ogni essere è in cammino, e che ciò che oggi appare incompleto può stupire.

Giudicare è una posizione mentale
Mi fossilizzo su una prospettiva e per quanto ce ne siamo molte altre da considerare, rimango rigida e occupata da ciò che non va, anziché concentrarmi su ciò che va.
Giudicare o non giudicare è comunque parte del carattere.
Non giudicare attiva e alimenta le virtù, come la tolleranza, la pazienza, la benevolenza, la comprensione e l’ascolto. 5 virtù che insieme tessono un carattere positivo, pulito e nobile.

Nel IV secolo a.C. Socrate, era noto per il suo celebre “Triplice filtro”. Quando qualcuno gli riferiva qualcosa su un’altra persona, egli chiedeva: È vero? È buono? È utile?
Se la risposta era “no”, non voleva ascoltarlo. Socrate intuiva che le parole giudicanti contaminano il cuore prima ancora di raggiungere l’altro, e che la saggezza non nasce dal giudizio, ma dal discernimento e dal silenzio.
Giudicare agli altri non ha nulla a che fare con le persone che stai giudicando. Spesso serve per evitare di fare i conti con stati d’animo di inferiorità e vergogna.

I DANNI DEL GIUDICARE
Quando giudichiamo, emettiamo vibrazioni pesanti che feriscono l’atmosfera e i cuori. Chi si sente giudicato si chiude, crea barriere e diffidenza. Così il giudizio:
• annoda i fili del karma invece di scioglierli,
• genera relazioni superficiali e false,
• semina scontentezza e sfiducia.

La storia del “Forse sì, forse no”
C’era una volta un anziano contadino che viveva ai margini di un villaggio. Un giorno, il suo unico cavallo scappò verso le colline. Tutti i vicini accorsero gridando:« Che disgrazia terribile! Come farai a lavorare senza cavallo?» Il contadino alzò le spalle e disse soltanto: «Forse sì, forse no.»
Qualche giorno dopo, il cavallo tornò, portando con sé una mandria di cavalli selvatici. I vicini, pieni di stupore, esultarono: «Che fortuna incredibile! Ora sarai ricco!» Il contadino, con lo stesso tono calmo, rispose: «Forse sì, forse no.»
Il figlio del contadino cercò di addomesticarne uno, ma fu disarcionato e si ruppe una gamba.
I vicini si misero le mani nei capelli: «Che sciagura! Il tuo unico figlio, storpio!» E l’anziano, imperturbabile, disse: «Forse sì, forse no.»
Pochi giorni dopo, arrivarono i soldati del re per arruolare tutti i giovani del villaggio. Vedendo il figlio zoppicare, lo lasciarono a casa. E i vicini, ora pieni di ammirazione, esclamarono:
«Che benedizione! Tuo figlio è salvo!» Il contadino sorrise appena e disse: «Forse sì, forse no.»
Chi giudica in fretta si fa travolgere dal momento. Chi attende in silenzio lascia spazio alla verità di mostrarsi. La gente cambia opinione come le nuvole cambiano forma. Ma la verità… cammina con passi lenti, e arriva solo a chi sa aspettarla.
A volte, ciò che oggi appare come una sfortuna è solo il primo passo verso una benedizione più grande. Per questo, i saggi ci insegnano a sospendere il giudizio: non per debolezza, ma per amore della verità.

Esercizio: “Dallo sguardo che giudica allo sguardo che eleva”
Siedi qualche minuto in silenzio e richiama alla mente una persona che tendi a giudicare. Osserva quali parole o etichette le hai attribuito. Poi, sospendile come nuvole che si dissolvono nel cielo.

Ora chiediti:
• Cosa posso imparare io guardandola senza etichette?
• Come cambierebbe il mio cuore se la osservassi come un’anima in cammino, ovvero con i suoi limiti che sta cercando di superare?
Scrivi tre nuove parole con cui vuoi guardarla da oggi. E per una settimana, ogni volta che la incontri, ripetile in silenzio come un mantra benevolo.


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