
Antonella Ferrari
Sembra che il mondo abbia un immenso bisogno di pace. Ma, ancora prima della pace come condizione sociale, c'è bisogno di pace nella mente.
La pace della mente non nasce per caso né compare dal nulla: è il frutto di una pratica del cuore.
Se il cuore è mosso dall'energia giusta, la mente ritrova serenità.
Se il cuore vibra di valori autentici, la mente ritrova pace.
La qualità della mente dipende dalla qualità del cuore e, allo stesso tempo, la qualità del cuore dipende dalla qualità della mente: cuore e mente si nutrono a vicenda. Per questo, ogni volta che coltiviamo virtù come la sincerità, la compassione, l'umiltà e la gratitudine, non stiamo solo migliorando il nostro carattere: stiamo costruendo, un pensiero alla volta, una pace che nessuna circostanza esterna può toglierci. E ogni volta che generiamo pensieri positivi e di valore, aggiungiamo valore alla nostra identità.
A facilitare questo processo di guarigione e di potenziamento dell'anima intervengono due grandi sorelle: la compassione e la misericordia. Non sono identiche, ma molto vicine, quasi gemelle, eppure diverse. La differenza è sottile e profonda.
La compassione nasce dal sentire i bisogni degli altri ed esserci. È quando il cuore riesce a entrare nel dolore dell’altro senza giudicarlo. È la capacità di dire interiormente: “Capisco la tua sofferenza.” Non necessariamente approva ciò che l’altro fa, ma ne percepisce la ferita.
Una madre che vede il figlio arrabbiato e comprende che dietro quella rabbia c’è paura, prova compassione.
La misericordia invece nasce dall’esperienza personale di ingiustizia – diretta o indiretta - e la scelta consapevole di vedere oltre i difetti dell’altro per capire e perdonare. Non solo comprende la fragilità dell’altro, degli altri, ma sceglie di non colpire quella fragilità. È una forma di bontà elevata che interrompe la punizione, il rancore, la vendetta.
La misericordia dice: “Avresti meritato durezza… ma scelgo di rispondere con coscienza.”
Per questo nelle tradizioni spirituali la misericordia è spesso attribuita a Dio come a grandi anime che esprimono qualcosa di particolarmente elevato nel loro carattere.
Richiede un cuore molto forte e il potere interiore che rinuncia a ferire.
Ma se la compassione non è accompagnata dal discernimento, rischia di trasformarsi in assorbimento emotivo.
Una persona compassionevole può caricarsi del dolore degli altri fino a stare male. Perciò, sia nella compassione che nella misericordia, occorre un sano distacco, che permette di dare ciò che serve senza essere travolti dalla sofferenza dell'altro.
Un pompiere spegne il fuoco, ma non si pone la domanda su chi lo abbia appiccato, né si lascia sopraffare dall'emozione, che gli impedirebbe di svolgere il suo lavoro. Essere un pompiere spirituale implica proprio quel distacco che rende presenti e di aiuto. Per questo alcuni leader spirituali non piangono con tutti, ma benedicono tutti. Non reagiscono alla debolezza umana ma la comprendono e cercano di trasformarla.
Si potrebbe dire che la compassione apre un cuore che accoglie e sostiene.
La misericordia esprime quello sguardo di fratellanza fatta di consapevolezza e di saggezza che non giudica ma comprende.
È questo il più grande bisogno di questo tempo.
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